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I fiori che si muovono sull’erba, la luce che gioca
sull’acqua, il cielo, un paesaggio o quel viso dagli occhi come il cielo o
quella luce sulla pupilla come sull’acqua, tutto questo vive nella memoria e
accompagna i ricordi. E mai e poi mai i fiori, l’erba, la luce, l’acqua
avrebbero pensato che qualcosa di strano e di speciale li avrebbe chiamati a
sopravvivere in qualche modo alla loro essenza effimera, alla fragilità del
loro essere.
Così anche un profumo, un rumore di passi sulla strada, il
suono di una voce, l’alito di un respiro, realtà queste ancora più deboli ed
impalpabili, vengono ad essere trasportate, incollate intimamente
all’immagine immobile di un dipinto, mentre tutto intorno cambia, muta,
fluttua nello sgranarsi del tempo e degli anni.
E io non so più dire da quale posto o da quale tempo vengo,
se il mio ricordo è tale e se la mia realtà è stata od è solo un sogno.
Ho sempre pensato all’opera d’arte come ad un qualcosa di
prezioso, che potesse fermare l'attimo e durare nel tempo. Così un quadro,
oltre al suo contenuto fatto di ricordi, emozioni, misteri, deve avere anche
l’incanto che deriva dalla capacità di comporre la materia, di mescolarla e
di farla diventare qualcosa che susciti
stupore anche per la sua essenza rara e preziosa.
E’ per questo che ho voluto costruire una tecnica che, peccando un po’ di
presunzione, definirei “da virtuoso”, fondata sull’alchimia dei colori
e su quella pazienza certosina che è di coloro che amano il mondo al punto
da esaminarlo fino all’ultima piega, e poi in fondo lo odiano o lo detestano
al punto da crearsene uno parallelo, del tutto simile a quello reale sì, ma
come si sa, e come lo si può facilmente intuire, profondamente diverso.
Flowers that wave on the grass, light that plays on the water, the sky, a landscape, or a face with eyes like the sky,
or a light on the pupil as if it were on water; all this lives in memory and accompanies our recollections. And never,
but never, would those flowers, that grass, that light, that water ever have imagined that something strange and special,
in some fashion, would have called upon them to outlive their ephemeral essence, the fragility of their being. In the same
way a scent, a sound passing by on the street, the sound of a voice, a breath that is exhaled; that is, realities that are
even more faint and impalpable, are transferred and intimately attached to the motionless image of a painting, while
everything that surrounds them changes, mutates, fluctuates with the passing of the years and of time. I can no longer
say from what place or what time I have come, if these are my memories, and if my reality has been or remains nothing
more than a dream.
Alberto Bertuzzi
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